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Alternanza scuola lavoro: la sorpresa della work experience in Irlanda

di Cristina Maffi, coordinatore Dipartimento Lingua Inglese e Progetti Internazionali della Fondazione Sacro Cuore

 

Durante l’anno scolastico 2016/17 241 studenti del triennio dei licei hanno svolto stage ed esperienze lavorative nell’ambito del progetto di alternanza scuola lavoro promosso dalla Fondazione Sacro Cuore.
Tra le diverse proposte rivolte ai ragazzi, la work experience che 44 studenti del IV anno dei licei classico, scientifico e artistico hanno potuto vivere a Cahersiveen, nella contea irlandese di Kerry, si è rivelata positiva oltre le aspettative e particolarmente significativa, non solo per la dimensione internazionale e l’opportunità linguistica che ha offerto, ma soprattutto per il valore educativo che ne è emerso come possibilità di apertura e di conoscenza di sé.

 

Gli studenti, ospitati da famiglie del luogo, hanno frequentato per due settimane un corso di Business English presso la Asana School of English la mattina, nel pomeriggio hanno lavorato presso attività commerciali e realtà imprenditoriali locali, partecipando nel tempo libero alle attività proposte dai docenti.
Prima ancora che sulle competenze professionali, la proposta della work experience all’estero si è focalizzata sulle opportunità didattiche ed educative che poteva offrire: al termine del percorso di studio della lingua inglese del quarto anno, volto in gran parte a far acquisire la certificazione di competenza linguistica B2, i ragazzi hanno avuto la possibilità di mettere a frutto le proprie conoscenze in un ambiente di comunicazione reale, impegnandosi in un contesto lavorativo non simulato e confrontandosi con codici culturali diversi.

 


Il primo giorno i ragazzi sono stati subito sollecitati dalla responsabile della scuola e del progetto di alternanza Ady a rispondere alla domanda, “Quali sono le vostre aspettative e i vostri desideri rispetto a ciò che state per iniziare?”. Dopo aver ascoltato la risposta di ciascuno, Ady ha lanciato loro la sfida a mettersi in gioco, affinché attraverso l’esperienza a scuola, sul posto di lavoro e in famiglia potessero innanzitutto conoscere meglio se stessi. Questa provocazione ha colpito molto anche noi insegnanti per l’estrema consonanza con l’approccio educativo cui tendiamo quotidianamente a scuola. L’iniziativa personale e l’apertura alle opportunità di incontro e relazione sono stati così la costante delle successive due settimane in cui gli studenti, non senza fatica, hanno accettato la sfida, coinvolgendosi e rendendosi disponibili anche a rischiare rispetto alle proprie timidezze, iniziali perplessità o debolezze linguistiche.


Fattore determinante di questa serena apertura e disponibilità da parte dei ragazzi è stato senz’altro il rapporto significativo con i docenti ed in particolare con i loro Professori Monegato e Bondio, punto di riferimento costante, amichevole ed autorevole allo stesso tempo, che li hanno responsabilizzati e accompagnati quotidianamente nelle sfide che ciascuno di loro ha dovuto affrontare.


Come in altre esperienze di alternanza scuola lavoro svolte dai compagni in Italia, anche in Irlanda le tipologie di lavoro proposte sono state molto semplici: dall’aiuto in cucina al servizio in sala nei ristoranti, con mansioni come lavare i pavimenti, stirare tovaglie ed avvolgere tovaglioli, dalla sistemazione degli scaffali al supermercato al lavoro come operai nella fabbrica locale di cioccolatini o al supporto nei musei locali o nell’asilo nido del paese.


Anche se non impegnati in ambiti direttamente collegati al loro indirizzo di studio, i ragazzi hanno colto l’occasione del lavoro, anche umile e ripetitivo, come una sfida per sé, dimostrando maturità nel mettersi in gioco, incuriositi dalla realtà straniera e pronti a verificare personalmente le proprie capacità. L’incontro con un’altra cultura li ha poi obbligati a confrontarsi con un altro codice di comportamento, un diverso modo di relazionarsi rispetto a quello consueto della scuola, sia in famiglia che sul lavoro, e a mettere in atto una notevole capacità di apertura e flessibilità.


Un altro elemento interessante dell’esperienza è stato il contesto nel quale si è svolta. Il paese di Cahersiveen, pur trovandosi in una zona turistica di straordinaria bellezza naturalistica e di interesse storico, è molto piccolo e la presenza di 44 studenti italiani e di tre docenti è stato un avvenimento condiviso da tutto il paese, tanto che le famiglie ospitanti hanno accolto i ragazzi come parte della comunità locale.

Alla fine delle due settimane, gli studenti hanno valutato molto positivamente l’esperienza fatta, rilevando alcuni aspetti interessanti:

  • ricevere responsabilità e rischiare l’iniziativa personale fa scoprire capaci di fare cose e saper comunicare in lingua in un modo che non si immaginava;
  • sentirsi parte di un team e vedere l’utilità del proprio contributo produce grande soddisfazione;
  • la pazienza di stare in una situazione e accettare un compito assegnato e il dover rendere conto del lavoro svolto sono aspetti fortemente educativi della persona;
  • la collaborazione è innanzitutto una relazione, dalla quale nasce l’impegno per un compito comune che rende il lavoro di ciascuno importante, anche se ripetitivo o apparentemente banale.

Anche il rientro a scuola ha riservato sorprese. Nella riunione di feedback dopo il rientro in Italia, immaginata da noi docenti come una semplice relazione circa l’esperienza fatta, molti dei genitori presenti hanno rilevato la cura e l’attenzione con cui i ragazzi sono stati seguiti durante il soggiorno all’estero ed hanno testimoniato di aver trovato il proprio figlio maturato e cambiato in aspetti semplici ma significativi, come l’attenzione in casa o la maggior consapevolezza delle proprie potenzialità.

La sera prima della partenza, durante una cena con noi docenti, i direttori responsabili della scuola e della work experience Ady e Colm, stupiti dalla disponibilità dimostrata dai ragazzi e dai giudizi estremamente positivi dei loro datori di lavoro, ci hanno chiesto: “Ma la vostra scuola a chi si ispira?”. È stata una lunga, piacevolissima ed interessante chiacchierata che speriamo di poter continuare il prossimo anno, certi che all’origine di questa domanda vi sia la sfida che sta alla radice dell’intuizione educativa di don Giussani, e dunque dell’identità della nostra scuola, così sintetizzata nelle parole del Presidente Prof. Bersanelli: «La possibilità di generare giovani consapevoli, che proprio attraverso lo studio e l’incontro con le discipline imparino ad usare al meglio la loro intelligenza, a ricercare il senso delle cose, ad aprire il loro interesse alla realtà, al mondo e agli altri, per affrontare le sfide del futuro e contribuire al bene di tutti».