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Cosa abbiamo imparato da questa emergenza? Novità e opportunità per la scuola di oggi e domani

Pubblichiamo l'ntervento del nostro Rettore don José Clavería, all’assemblea soci FOE – CdO Opere Educative del 9 maggio scorso

 

In questi giorni si parla spesso di cosa accadrà al rientro a scuola a settembre. La soluzione a tutti i problemi che dovremo affrontare ci sembra come la quadratura del cerchio: impossibile!

Come faremo a far rientrare a scuola tutti gli studenti dimezzando il numero degli alunni per classe, garantendo il rispetto delle distanze, organizzando entrate e uscite in tempi diversificati per evitare assembramenti ecc, senza però fare doppi turni, o usare la didattica a distanza senza aumentare il numero di docenti e degli spazi per limiti oggettivi di tempo e finanze?
In questo momento di grande incertezza mi sembra fondamentale far tesoro di quanto accaduto in questi mesi. Riflettere sull’esperienza in atto. Non vogliamo tornare come prima, ma più maturi. Se la sfida vissuta ci sta facendo crescere, sia come autocoscienza che come conoscenza delle materie, allora ci farà crescere anche la nuova sfida che dovremo affrontare in futuro.

Come siamo maturati in questi mesi? Che direzioni di lavoro abbiamo individuato?

 

1. In questi mesi di didattica a distanza, si è capito quanto sia importante per i bambini e i ragazzi la presenza di adulti preparati e appassionati. Persone la cui priorità è mantenersi in rapporto con loro. Ma come?

 

2. In due settimane abbiamo rivoltato la nostra scuola come un calzino, facendola diventare una scuola online. Penso che, in circostanze normali, non saremmo riusciti a fare una cosa così a tavolino neanche in due anni. La scuola digitale ci ha costretto a ripensare tante cose. Le ore di lezione e la quantità di tempo di insegnamento si sono ridotte molto. Avendo meno tempo per fare lezione, anche perché la modalità online trasferisce meno agli studenti in più tempo, è diventato sempre più chiaro quanto sia importante preparare le lezioni cogliendo l'essenziale. Abbiamo dovuto ridurre all'essenziale. Ma cosa sono veramente i contenuti essenziali? Essenziale non è semplicemente un riassunto. È il nesso tra la materia e la domanda esistenziale dell’allievo.

 

3. Le molteplici modalità di valutazione (interrogazioni, compiti in classe, esami, recuperi ecc) non potevano più essere svolte nella modalità abituale. Su questo tema, in realtà, occorre partire da una premessa: come raggiungere lo studente? Gli insegnanti, a volte, non sanno valutare perché non raggiungono realmente gli studenti e si accontentano di verifiche nozionistiche, superficiali, passeggere...convincendosi che esse siano oggettive e dunque le uniche attendibili. Ecco perché in tempo di didattica on line si tende a pensare che non si può valutare...come verificare la presunta oggettività della prova? E se lo studente copiasse? Non c’è osservazione più gretta di questa. Anzi, questa è la prova che non si è ancora capita la natura e la ragione profonda della valutazione. Anche a distanza si può decidere di raggiungere gli studenti e si può osare valutarli.
Vi faccio un esempio. Qualche giorno fa un nostro insegnante ha interrogato una ragazza in letteratura italiana e latina. L’alunna ha risposto ai quesiti di letteratura latina su Tacito in maniera corretta, più claudicanti le risposte inerenti a Pirandello in letteratura italiana. Eppure, nelle risposte di letteratura italiana si evinceva una profondità conoscitiva assai maggiore che nelle pur giuste risposte di letteratura latina.
Il prof ha osato: 8 in italiano, 6 in latino.
La studentessa ha replicato: prof, credo abbia invertito le valutazioni...
Il prof: no! Dimmi: hai conosciuto di più Pirandello o Tacito? Chi hai incontrato davvero studiando?
L’alunna: Pirandello!
Il prof: Allora ho valutato bene.
Che luce getta questo voto? Quella che occorre ad illuminare un metodo. Ci si può prodigare a digitare sulla rete risposte preconfezionate e corrette, ma conoscere è un’altra cosa. La valutazione va a caccia di tutti quei segni di una ragione in movimento. È una ricerca, si deve trovare il ragazzo e gli si deve chiedere un atto di conoscenza. Scoprire qualcosa insieme a lui, anche di quello che insegno, oltre che di lui. Non è questo in fondo il cammino ultimo di ogni educazione? Si tratta di un percorso entusiasmante che non conosce scorciatoie, né per il docente, né per l’alunno.

 

La novità che vedo in questa circostanza che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo è una grande creatività e libertà, e autonomia. Dei docenti, che cercano modi diversi di coinvolgere gli studenti. E dei ragazzi, che accettano la sfida offrendo degli elaborati molto personali che fanno vedere un processo di maturazione in atto.
Cosa abbiamo scoperto che rimarrà? Stiamo scoprendo che prima c'era troppa struttura, troppe ore a lezione, troppi contenuti, troppo formalismo, troppe interrogazioni. Stiamo scoprendo che si può vivere con meno. Niente meno che avere negli occhi l'essenza, lo scopo dell'insegnamento. Che poi fa nascere tanto di nuovo.
Non sappiamo ancora come faremo a settembre, ma maturare una tale coscienza e un tale pensiero critico lascia più spazio al cambiamento e più libertà nell’osare iniziative didattiche mai immaginate prima. Questo vale per la didattica online di oggi, nello scenario che si presenterà a settembre, ma anche per il futuro.