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Thanks, I will not forget it

Pubblichiamo la lettera di ringraziamento della Professoressa Raffaela Paggi indirizzata a studenti e genitori della scuola secondaria di I grado e a tutti i dipendenti della Fondazione Sacro Cuore.

 

SHB5722 Sheila Thanks I Will not Forget It pop art new york fumetto comic

 

Carissimi studenti, genitori, colleghi,
ho ancora negli occhi e nel cuore il vostro saluto dell’ultimo giorno di scuola. Avrei voluto dirvi qualche
parola in quell’occasione, ma la commozione non me lo ha permesso. Sicché, vi scrivo.
In questi venti anni e più di Sacro Cuore non è passato giorno, dal primo all’ultimo, in cui io non sia stata
grata per quanto ricevevo e ricevo. La riconoscenza – e di conseguenza la gratitudine – per aver ogni giorno
incontrato dei maestri, dei padri, degli amici è l’esperienza che ha alimentato la mia passione per
l’insegnamento dapprima, e in seguito la responsabilità della presidenza. Dovrei citare moltissime persone a cui
va la mia stima e la mia gratitudine, con il rischio di dimenticarne qualcuna nel lungo elenco, pertanto ricordo
solo i due che vedono già in piena luce quella verità a cui in vita mi hanno quotidianamente introdotto nei primi
passi della mia professione: don Giorgio Pontiggia, mio primo rettore, e il professor Felice Cesana, ex preside
del liceo classico. A loro inizialmente mi riferivo, domandavo, assetata di conoscere in profondità la mia
disciplina e di imparare il difficile compito dell’educatore. Da loro mi sono lasciata correggere e sfidare, attratta
dalla loro certezza: la loro autorevolezza risiedeva innanzitutto nel fatto che credevano in ciò che dicevano,
tanto da implicare la loro vita fino in fondo, senza riserve, con la proposta che rivolgevano ai loro studenti e ai
loro professori. Questa intelligente e appassionata dedizione all’opera educativa ha dato forma alla nostra
scuola, tanto che ciascuno di noi ne gode ancora oggi i frutti e può alimentarla con il suo lavoro: chi studiando,
chi insegnando, chi prestando servizio, chi dirigendo...
Auguro dunque a ciascuno di voi di iniziare e finire ogni giornata colmi di gratitudine, perché la certezza
nasce dalla gratitudine: solo chi è grato può affrontare la vita da leone! E vi raccomando di seguire i maestri e
gli amici che sono presenti ora, in abbondanza, nella nostra scuola, perché nella verità di sé stessi e nel senso
della vita si entra solo se accompagnati.
Una seconda parola che ho nel cuore, oltre a riconoscenza, è desiderio: avendo avuto sempre a che fare
con ragazzi nel delicato passaggio dall’infanzia alla giovinezza, ho potuto quotidianamente assistere allo
spettacolo del prorompere della domanda esistenziale, che accade sempre in modo inaspettato e diversificato
per ciascuno. Una domanda potente, di bellezza, verità, giustizia, significato, che sorge dall’improvviso
accorgersi che la realtà potrebbe essere diversa da quella che è, che il nostro desiderio non è appagato dalla
sua apparenza e che le condizioni in cui siamo possono essere una prigione se non diventano la strada per il
nostro compimento. La ricerca di indipendenza, la voglia di libertà, il bisogno di mettere la propria firma sulla
realtà, sono di scena quotidianamente nei corridoi della scuola media: si può guardare a tutto ciò come un
fastidio, un apparente disordine che rende difficile il compito dei docenti e dei genitori, oppure come la più
grande opportunità per mostrare che quanto proponiamo, la tradizione che portiamo, la cultura di cui siamo
mediatori, offre possibili strade, tutte ancora da verificare personalmente, per trovare risposte alle domande
ineludibili che ci contraddistinguono come uomini.
Auguro dunque a ciascuno di voi di non soffocare le domande e i desideri che avete nel cuore o che
sorprendete nel cuore degli altri, anzi: lasciateli esplodere e siate fiduciosi nel fatto che in questa scuola c’è chi
li prende sul serio e può offrirvi preziosi strumenti per imboccare la strada della risposta e del compimento.
Da ultimo mi piace riconsegnare a tutti voi lo slogan che ci ha accompagnati quest’anno: il tutto nel
frammento. In questi anni ho avuto modo di imparare che il particolare ha la vocazione dell’universale, che la
verità e il senso profondo non sono un discorso che si applica sulla realtà con la pretesa di spiegarla. No: si
conosce in profondità, si capiscono le cose, prendendo sul serio i particolari, accordando importanza ai
frammenti con cui la realtà tutta intera si offre a noi per essere amata, capita, conosciuta. Grazie ai maestri e
agli amici ho fatto esperienza in questi anni di un amore al dettaglio –che sia il suono della campanella, la fragile
potenza di una singola parola, lo sguardo interlocutorio di un ragazzo, ecc.- che non è mai fine a sé stesso, ma
è espressione della consapevolezza che il mio agire, la mia piccola mossa, il mio umile contributo, è parte di una
storia immensa, è possibilità di rapportarsi all’infinito, è risposta concreta alla chiamata di chi fa tutte le cose.
Auguro dunque a ciascuno di voi di non disdegnare i particolari, di non pensare che l’importante sia
sempre altrove rispetto a quanto siamo chiamati a fare nella quotidianità: amate i vostri compiti, piccoli o grandi
che siano, coscienti sempre che sono la strada per incontrare l’infinito cui ciascuno di noi è destinato,
consapevoli che sono frammenti di paradiso!
Ringrazio ancora per il graditissimo momento di saluto, per l’intelligente ironia, l’eleganza e la profondità
con cui è stato organizzato e condotto. E ringrazio ciascuno di voi per questi anni che fanno indelebilmente
parte di me e che pertanto non posso che portare con me nella nuova avventura che mi aspetta.
Un carissimo saluto,
Raffaela Paggi