Convivenza di inizio anno - Strasburgo
Liceo artistico – convivenza di inizio anno - Strasburgo “LA BELLEZZA FERISCE, MA PROPRIO COSI’ ESSA RICHIAMA L’UOMO AL SUO DESTINO ULTIMO” (Joseph Ratzinger, La Bellezza, agosto 2002) È questa la citazione che ha dato il titolo alla convivenza del Liceo artistico che si è svolta dal 20 al 22 settembre e che è la provocazione per tutto l’anno scolastico. Perché questo titolo? L’abbiamo domandato a colui che l’ha scelto, il professore di storia e filosofia Marco Ferrari. «Ho scelto questo titolo perché sintetizza benissimo il contenuto di uno dei testi più significativi di tutta la storia della cultura umana». Leggendo il testo di Ratzinger si può comprendere chiaramente che la bellezza è in rapporto con la verità, e non può essere ridotta alla semplice “apparenza”. La bellezza quindi è verità, ma la verità comprende anche offesa e dolore; Ratzinger dice infatti che «la condizione è che noi ci lasciamo ferire insieme a lui e crediamo all’Amore, che può rischiare di deporre la bellezza esteriore per annunciare la verità della bellezza». Abbiamo inoltre cercato di scoprire come nell’esperienza dei giorni di convivenza tale frase si sia riempita di significato, intervistando professori e alunni: Giovanni I art.: «Leggendo il titolo della convivenza ho capito che non è solo bello ciò che piace, ma è bello ciò che è vero; proprio per questo rimaniamo colpiti dalla bellezza del crocifisso: perché rimanda alla passione di Cristo». Prof. Cirnigliaro: «L’aspetto importante è capire che la bellezza vera passa attraverso una ferita, una fatica; dire che una fatica non è un’obiezione ma una condizione è la cosa più importante. La bellezza può portare in sé anche una fatica, ma se si passa attraverso l’avventura della bellezza, anche con fatica, le cose assumono significato maggiore». Andrea V art.: «Se davvero abbiamo sperimentato questa ferita, essa ha bisogno pertanto di una verifica. È sicuramente interessante l’impeto del momento di un pre-sentimento che abbiamo intuito in convivenza, ma ancora più potente e certamente più interessante è una sfida che prenda la vita, la prenda tutta. La bellezza ferisce: questa ferita è un’apertura, la feritoia attraverso cui è possibile essere introdotti di fronte al segno, al fatto senza il quale sarebbe vano ogni sforzarmi di fronte a una fatica che potrebbe essere un anno che inizia». IL CROCEFISSO DI GRUNENWALD
Il primo giorno, dopo aver visitato l’abbazia di Ottmarsheim, ci siamo recati al “Musèe d’Unterlinden” a Colmar, nel quale è custodita la macchina d’altare lignea dipinta da Grünewald, nota anche come Altare di Issenheim, macchina composta di ante fisse ed ante rimuovibili. L’altare non doveva essere posto in un luogo accessibile a tutti, ma nella chiesa dell’ospedale del convento, dove lebbra, sifilide, peste ed epilessia erano le malattie affidate alla cura degli antoniani. Tutti i malati erano condotti all’immagine per chiedere il miracolo; se non accadeva, allora si iniziavano le cure mediche. L’altare poteva assumere nelle varie occasioni religiose tre diverse configurazioni, tra le quali la crocifissione che richiama in maniera strabiliante la citazione del papa. «Credo che tra il titolo e l’opera di Grünewald ci sia una corrispondenza strabiliante perché la bellezza che ferisce richiama a ciò che nella storia ha preteso di portare alla salvezza, e riapre l’uomo alla totalità della sua esistenza.» (Prof. M. Ferrari) LA CATTEDRALE DI STRASBURGO
E’ già il pomeriggio del secondo giorno di convivenza e, dopo essere appena tornati chi dalla Selva Nera chi dal Parlamento europeo, siamo tutti stanchi; ma è già stato progettato un giro per la città. L’inizio sembra un frenetico vagare(essendo in ritardo sulla tabella di marcia):vetrine, negozi, bar ci sfrecciano davanti agli occhi pur attirandoci. “Ma dove ci portano? Perchè non ci possiamo fermare qui?” D’ un tratto svoltiamo in un viale pieno di gente, ma a catturare la nostra attenzione non è la vivacità della città ma un enorme edificio che si allunga verso il cielo: la Cattedrale, la nostra meta. La Cattedrale di Notre Dame a Strasburgo fu iniziata nel 1176 sulle fondamenta di una vecchia Chiesa romana. I fondi furono dati dai cittadini e aiutati dal vescovo la chiesa fu ricostruita in stile gotico. Essa ha delle forme che tendono ad allungarsi verso il cielo ,questo non a caso perché queste forme particolari volevano rappresentare la tensione del popolo a raggiungere Dio. Sono molto importanti le vetrate (originali del XIII-XIV secolo) che dovevano inondare di luce tutto l’interno e su di loro è rappresentata tutta la storia del Nuovo Testamento. LA SFILATA: L’UNITA’ D’EUROPA La sera del 21 settembre, presso una sala del prestigioso hotel Hilton di Strasburgo, tra gli sguardi allucinati degli ospiti dell’hotel, ha avuto luogo la sfilata, che aveva come scopo quello di dimostrare come diversi popoli siano stati in grado di creare una compagine unita qual è l'Europa. Le cinque squadre, latini, greci, cristiani, celti ed ebrei, composte dalle varie classi del liceo artistico, dovevano cimentarsi in una sfilata accompagnata da un proclama che esaltasse la grandezza e la potenza del proprio popolo. Il tema della sfilata è stato interpretato diversamente da tutte le squadre: il popolo dei latini, composto da metà prima e metà quinta, ha interpretato letteralmente il termine “sfilata” fingendo una vera e propria passerella di moda che presentasse i personaggi. Il popolo dei greci, composto dalla seconda artistico, invece ha scelto di attirare l’attenzione della giuria con un sofisticato discorso, la recita di alcuni versi dell’Iliade declamati dallo stesso Omero e un originale inno. La terza artistico, interpretando i cristiani , ha scelto S. Pietro e S. Paolo come ironici conduttori, terminando la sfilata con il simpatico ballo di due suore sulla musica di “Sister Act”, cantata dalla classe. La sfilata dei celti di quarta è stata presentata da Asterix e dall’amico Obelix, e si è conclusa con il concerto di insolite cornamuse riprodotte vocalmente. Gli ebrei infine hanno scelto Bob Dylan come presentatore della sfilata che ricordava i più famosi ebrei della storia. Alla fine della serata la giuria ha espresso la preferenza per gli alunni di seconda, perché sono riusciti a competere con i ragazzi più grandi, raggiungendo pienamente lo scopo della sfilata: «hanno saputo dare una rappresentazione unitaria dell’esperienza e della storia greca, mettendo in evidenza i contributi culturali che tale civiltà ha lasciato all’Europa; il tutto con una sana e brillante ironia » (Prof. D. Ferrari). Ciò che più ha colpito professori ed alunni è stato l’impegno e la collaborazione di tutti a « rendere lo scopo della serata, manifestando la bellezza attraverso i costumi, la scenografia e il modo di lavorare dei ragazzi.» (prof.ssa Stefanelli), ma anche il fatto di come «l’impegno e il lavoro delle classi nel cercare di fare una cosa bella ha toccato l’aspetto fondamentale della convivenza ed ha aiutato a capire il tema del titolo.» (Agostino IV art.).
Il PARLAMENTO EUROPEO Mentre le classi I, II e III si avventuravano per gli ombrosi sentieri della Selva Nera, nella mattinata del secondo giorno i ragazzi di IV e V hanno avuto la possibilità di visitare le sale del Parlamento Europeo, che ha sede proprio a Strasburgo. Di seguito abbiamo raccolto alcuni commenti sull’esperienza: Annaklara, IV art. «I professori ci hanno richiamato alla peculiarità del parlamento che rifà la struttura del Colosseo; ciò che mi ha colpito è stato il fatto che cinque metri più indietro c’erano delle piccole casette che sottolineavano la distinzione tra popolo e politici.» Celeste, V art.: «Ciò che colpisce del Parlamento è la vista di quest’architettura moderna immersa in un paesaggio tipico francese. Una caratteristica interessante è che l’architettura, così come la stanza principale presenta una struttura esterna circolare, mentre quella interna è ellittica: la circonferenza infatti è il simbolo dell’antico, della perfezione, mentre l’ellissi rimanda al sistema di Keplero e al Rinascimento.»
LA SELVA NERA E LE “RADICI” DELL’EUROPA Il secondo giorno la prima, la seconda e la terza artistico si sono recate alla Foresta Nera nei pressi di Friburgo, nella quale si sono potute osservare le maestose piante; la professoressa di scienze Cristina Roati ci ha fatto notare che le loro forti radici sostengono e tengono unita la montagna così come il Cristianesimo è collante della civiltà europea
News inserita il 25 ottobre 2007.
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