Il giardino di Archimede
La visita al “Giardino di Archimede”, museo della matematica in Firenze, è stata per noi di terza media un’esperienza a dir poco singolare, che merita sicuramente una pagina nel sito del Sacro Cuore. Gli argomenti trattati sono stati tanti, uno più interessante dell’altro, e hanno stimolato la nostra mente a ragionare e ad usare la logica. Primo step: da una linea curva a una retta. La retta, che oggi come oggi è un concetto alquanto semplice e banale, ha costituito un ostacolo gigantesco nell’antichità. Come essere certi che la retta fosse realmente retta? Dopo l’invenzione di tantissimi macchinari, il francese Peaucellier trovò una soluzione al problema: creò un meccanismo che trasformava una circonferenza in una linea retta attraverso un trasferimento di punti. Secondo step: le coniche. Le coniche sono tutte quelle curve ottenibili da diverse sezioni del cono: ellisse, parabola e iperbole. Le coniche, a cui generalmente non si pensa troppo, anche se ci circondano nella vita quotidiana attraverso le cose più comuni – basti pensare alla parabola della televisione – hanno anch’esse una loro proprietà ottica. Secondo questa proprietà, posizionando due specchi parabolici uno di fronte all’altro e collocando nei rispettivi fuochi un fiammifero e una lampadina, all’accendersi di questa, i raggi viaggiano parallelamente fino al fuoco opposto, accendendo così il fiammifero. Terzo step: la curva cicloide o brachistocrona. A sentirla così, pare quasi una cosa aliena. In realtà, la curva cicloide, o brachistocrona, è la curva ottimale per ridurre il tempo di discesa tra due punti. Inoltre, ogni oscillazione è costante, cioè impiega sempre uno stesso tempo, anche se la sua ampiezza diminuisce. Questo è stato verificato ulteriormente in un pendolo particolare, detto appunto cicloide. Quarto step: con una “semplice vasca da bagno” e due enormi parabole. Utilizzando una vasca da bagno di forma parabolica capovolta, con sotto tre persone, una al centro e le altre due agli estremi, i due alle estremità, bisbigliando, riescono a parlarsi tranquillamente senza che quello di mezzo – e nemmeno le altre persone attorno – riesca a sentire. Lo stesso principio vale con due enormi parabole, posizionate una di fronte all’altra, a 30 metri di distanza: bisbigliando, due persone riescono a comunicare tra loro indisturbate. Insomma… un utile mezzo che potrebbe essere adottato anche a scuola!! Camilla Sammartino
News inserita il 21 giugno 2008.
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