Verificare la tradizione: il Risorgimento italiano tra mito e realtà
La visita presso S. Martino della Battaglia era stata fissata per le classi quinte il 27 settembre, e ciò che siamo andati a vedere è stata una torre al cui interno una rampa circolare saliva pian piano mostrando sulle pareti affrescate le battaglie più celebri del Risorgimento italiano. Fa un certo effetto scrivere di quella visita dopo molto tempo; soprattutto se confronto le impressioni che, a un primo impatto, quel luogo mi aveva suscitato con le conoscenze, sicuramente meno generiche, che del Risorgimento ho oggi. Osservare quelle immagini mi colpiva, mi faceva intuire che c’era qualcosa di più di una fredda cronologia visiva di avvenimenti storici, poiché l’atmosfera presente era quasi religiosa. Le raffigurazioni poste nell’ingresso incutevano addirittura un senso di timore e rispetto e sembravano scrutare l’osservatore dalla loro altezza. Chi entra conoscendo sommariamente le vicende narrate rischia di rimaner travolto da quella celebrazione mitica in cui i protagonisti sono raffigurati addirittura come eroi. E questo è accaduto anche a me: affascinata dai dipinti, non mi ponevo troppe domande, e accettavo come vero tutto ciò che lì era comunicato. Gli studi compiuti sul Risorgimento mi hanno fatto all’opposto pensare che nella torre di S. Martino della Battaglia avrei avuto bisogno di una maggiore attenzione critica perché, sotto il velo della celebrazione storica, si nasconde in realtà una ben precisa interpretazione della storia. Quale? Una interpretazione positiva e mitizzata, che comunica una verità solo parziale e troppo addolcita rispetto alla realtà degli eventi. Ripensandoci meglio, quelle immagini così vittoriose erano volontariamente tese a colpire la componente emotiva piuttosto che favorire la riflessione razionale, e ne è prova il fatto che erano tutte sproporzionatamente enfatizzate. Sapere che il Risorgimento non fu una epopea gloriosa, che non furono tutti eroi i suoi protagonisti, che purtroppo ci furono anche dei lati oscuri e che non solo disinteressato sentimento patriottico ma anche calcolo politico e sete di potere sono stati alla base dell’unificazione d’Italia ha un po’ chiarito in me l’idea che effettivamente i fatti tramandati, e più in generale la tradizione, debbano essere sempre vagliati. Come c’è stato insegnato nel corso della Convivenza di inizio d’anno, senza valutare, verificare e criticare non si può veramente capire e condividere, e quindi non si può dire di “possedere” ciò che viene tramandato. (a cura di R.Ruggeri)
News inserita il 3 marzo 2006.
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