Caravaggio, il pennello della Controriforma
È proprio vero che quando si fa centrare la propria vita con lo studio e lo studio con la propria vita, risultano entrambi più belli! Questo è quello che ci è accaduto durante le vacanze di Natale, quando abbiamo potuto paragonare il complesso problema della riforma protestante e della controriforma cattolica, con il racconto della propria esperienza religiosa di alcuni luterani e la visione della mostra milanese dedicata a Caravaggio e ai caravaggeschi. Con Salvatore, appartenente alla Chiesa Evangelica Libera dei Fratelli, abbiamo parlato della sua scelta religiosa, incuriosite e determinate a scoprire le ragioni che lo hanno portato ad abbracciare tale fede e a capire le conseguenze inevitabili prodotte dalla riforma luterana nel corso dei secoli. Da questo confronto e da quanto studiato nel corso di storia, possiamo dire che Lutero, scandalizzato dall'effettiva immoralità di parte della Chiesa cattolica e, soprattutto, della curia di Roma, propose, con le celeberrime novantacinque tesi, inchiodate sulle cattedrale di Wittemberg, una religiosità il cui carisma può essere riassunto con il principio ''sola gratia, sola fide, sola scriptura ''. In un cristianesimo così inteso, la chiesa è destinata a svuotarsi di significato, poiché l'individuo, senza alcuna mediazione carnale, può percorrere da solo la strada della salvezza. Di conseguenza non hanno più ragion d'essere i sacramenti e il culto della Madonna, dei santi e delle immagini sacre. Basti pensare alla sala di ritrovo di una setta protestante, disadorna e priva di ogni simbolo,contrariamente a quanto afferma la Chiesa cattolica, secondo cui le immagini sacre “proclamano lo stesso messaggio che la Sacra Scrittura trasmette attraverso la parola, e aiutano a risvegliare e a nutrire la fede dei credenti'' (Compendio, n. 240). Antitesi a tutto questo è certamente il pittore che abbiamo scoperto pochi giorni dopo, uno dei più grandi e appassionante esponenti dell'arte e della cultura cattolica, per quanto incoerente e scellerato: Caravaggio. Osservando alcuni dei suoi quadri, esposti per qualche tempo al Palazzo Ducale di Milano, ciò che da subito ci ha impressionato è stata la profonda rivalutazione della realtà, prima e sensibile strada attraverso cui Dio si comunica, che avviene nelle sue opere. Da questo punto di vista, Caravaggio è stato sicuramente influenzato dal clima spirituale lombardo, presente soprattutto a Milano, frutto anche dell’operosa presenza del cardinale Carlo Borromeo, una delle più pragmatiche e determinanti figure durante il periodo della Controriforma. Secondo lui il vero pittore è colui che sa “imitare le cose nel naturale” per farle comprendere a tutti. Abbiamo poi focalizzato la nostra attenzione su alcuni quadri di tema profondamente religioso, come la “Madonna dei pellegrini” (fig.1): in quest’opera si avverte l’umanizzazione del sacro, soprattutto se si osserva Maria, che esce dalla porta di una vecchia casa, dall’intonaco cascante, e mostra il Figlio a due vecchi pellegrini, coi piedi fangosi e le vesti logore, uno dei quali sfiora il piede del Bambino con la mano. Così facendo Caravaggio elimina l’incolmabile distanza tra uomo e Dio, predicata da Lutero. Un altro quadro da osservare è senz’altro quello della “Adorazione dei pastori”(fig.2), dove ogni accessorio sfarzoso viene eliminato, mentre vengono messi in primo piano gli strumenti di lavoro e la semplicità dei pastori che adorano Gesù. Questo realismo, tipico di Caravaggio, scaturisce dalla volontà di catturare i fedeli, per coinvolgerli nella scena, seguendo un principio prescritto dalla teoria dell’arte del Concilio di Trento. Altro quadro esposto nella mostra, che si lega molto alla diffusione del protestantesimo, è quello che ritrae un vecchio “San Girolamo scrivente” (fig.3) nel suo studio. Egli, padre della Chiesa, è colui che ha tradotto la Bibbia in latino e che, per la sua venerazione alla Vergine e a san Pietro, è stato aspramente combattuto dai protestanti. È inoltre interessante notare una particolarità molto significativa dell’autore, riscontrabile nelle seguenti opere della mostra: “Resurrezione di Lazzaro”(fig.4), “Seppellimento di Santa Lucia”(fig.5), “Cattura di Cristo nell’orto”(fig.6). In questi quadri Caravaggio si raffigura come un personaggio della scena sacra, partecipe dei fatti che accadono con il desiderio di riviverli “hic et nunc”, ossia, con la volontà di rappresentare qualcosa di sacro, ma non astratto o meramente spirituale o sentimentale, bensì una realtà incarnata, presente e coinvolgente. In conclusione, lasciamo l’immagine di questo pittore, peccatore e uomo inquieto, che alza una lanterna, con la bocca aperta, per cercare e guardare il volto di Cristo, gesto che esprime una sincera e appassionata ricerca della verità, nella sua vita e nell’arte. Il fatto che Caravaggio fosse, oltre che un grande artista, anche un attaccabrighe, un violento, un tipo un po’ stravagante, un ricercato per avere ucciso un uomo, creava e crea un forte scandalo; ma, d’altronde, la Chiesa ha sempre sostenuto l’importanza della mediazione umana di Dio attraverso il clero e tutto il suo popolo: questa mediazione rimane efficace, nonostante l’incoerenza e la paradossale incapacità del mezzo umano scelto da Dio. E nonostante il parere avverso di Lutero. (a cura di C.Panceri e E.Spreafico)
News inserita il 7 febbraio 2006.
|