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Teatro: una sera con Pirandello

Accettando la proposta di alcuni professori dell'Istituto, il giorno 23 gennaio un gruppo di studenti delle diverse classi del triennio del Liceo scientifico ha assistito alla messa in scena del dramma pirandelliano Sei personaggi in cerca d'autore.
Vi proponiamo un commento.

Sebbene pochi di noi conoscessero la personalità e il lavoro di Pirandello, l’aspetto più sorprendente è stato che il dramma di quella sera divenne argomento molto discusso. Non era solo l’originalità della vicenda ad affascinare e a coinvolgere, ma soprattutto l’umanità e la drammaticità che ognuno, secondo la sua esperienza, era in grado di cogliervi.
Il confronto tra arte e vita, tra finzione e realtà, tra fantasia e concretezza, tra certezza e apparenza è presentato attraverso una vicenda che alla fine descrive il dramma dell’esistenza di ognuno e per primo del poeta stesso, che al teatro dedica la maggior parte del suo tempo.
Ciascuno di noi è in cerca di quell’Autore, come i sei personaggi; ciascuno di noi spesso si sente solo, talvolta dimenticato da quel creatore; e come se non bastasse questa struggente lontananza si riflette in tutti i rapporti umani. Uno dei personaggi descrive malinconicamente questa lontananza:

“Ma se è tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno il suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole che io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le ascolta e le assume con il valore che hanno per sé, del mondo come egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai”

Quella dei personaggi è una condizione da cui non si può uscire, un po’ come noi dalle nostre giornate: infatti, per quanto tentiamo di dimenticare, non possiamo mai sottrarci all’evidenza che non ci è permesso interrompere questo “atto” in cui ci siamo trovati senza volerlo. Adesso esistiamo e, mentre il tempo passa, anche senza accorgercene, “recitiamo una parte” finché non finirà la commedia.

Struggente è il dialogo tra le due sorelle sul finire della rappresentazione:

“Povero amorino mio, tu guardi smarrita, con codesti occhioni belli: chi sa dove ti par d’essere! Siamo su un palcoscenico cara! Che cosa è un palcoscenico? Ma, vedi? Un luogo dove si gioca a fare sul serio. Ci si fa la commedia. […]Povero amorino mio, amorino mio che brutta commedia farai tu! Che cosa orribile è stata pensata per te! Il giardino, la vasca… finta, si sa! Il guaio è questo carina: è tutto finto qua! Ah, ma già forse a te bambina piace più una vasca finta che una vera; per poterci giocare, eh? Ma no, sarà per gli altri un gioco! Non per te, purtroppo, che sei vera, amorino, e che giochi per davvero, in una vasca vera, bella, grande, verde..”

A.G.

News inserita il 7 marzo 2002.

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