Verità scientifiche o potere? La scienza a un bivio
A cura del Centro Culturale di Milano, nella serata di mercoledì 8 febbraio si è svolta presso la sala San Marco, a Milano, una conversazione sul tema “Verità scientifiche o potere? La scienza a un bivio.” All’incontro hanno partecipato Giorgio Israel, professore di storia della matematica all’università La Sapienza di Roma, e Marco Bersanelli, professore di astrofisica all’università Statale di Milano, i quali ci hanno guidato attraverso una riflessione riguardo alle trasformazioni che la scienza sta vivendo nell’epoca contemporanea, da quando cioè ha cominciato a muoversi solo in modo funzionale, perdendo di vista le ragioni e lo scopo per cui agisce. “Questa possibilità di una scienza autonoma ed indipendente dagli altri ambiti della conoscenza è ineluttabile o siamo davanti almeno ad un bivio, o, addirittura, ad una pluralità di strade?” In questa scienza c’è ancora spazio per parole come verità, significato ultimo o scopo finale o tutta la scienza è stata ormai influenzata dal relativismo? Il primo ad accendere il dibattito è stato Giorgio Israel, che ci ha fatto notare quanto la scienza moderna non abbia nulla a che fare con quella di Galileo e di Newton. Il cambiamento fondamentale si è avuto nel rapporto tra scienza teorica e tecnologia. In passato, infatti, era la scienza teorica che giudicava la tecnologia e dettava i tempi del suo sviluppo. Adesso, invece, è la scienza teorica a dover inseguire la tecnologia. Questa inversione di posizioni è dovuta al fatto che l’esigenza di verità ha lasciato il posto ad un’esigenza tecnologica-commerciale, per rispondere alle quali si può giungere addirittura a speculare sopra le presunte scoperte scientifiche prima ancora che esse siano confermate dalla “comunità scientifica”. Precedentemente, alla sua origine, la scienza teorica era guidata dal tentativo di rispondere a domande come: “Chi siamo?”, “Da dove veniamo?”, “Cos’è questa realtà che ci circonda?”, mentre adesso queste domande vengono scartate, a causa di un processo storico che ha portato la scienza moderna ad essere determinata da una concezione materialistica od oggettivista del reale. Eppure Einstein affermava: “Uno scienziato non può essere un buono scienziato, se non ha un concetto di mistero”. Il professor Bersanelli è partito rispondendo direttamente al titolo dell’incontro: “Verità scientifiche o potere?”. La scienza è potere, è una modalità di possesso della realtà. Il suo sviluppo ha modificato la nostra concezione del mondo, permettendo di sfruttare e manipolare sempre di più la realtà. Lo sviluppo tecnologico e scientifico però ci ha annebbiato la vista, creando l’illusione che la scienza sia arrivata quasi al capolinea, alla conoscenza completa, per cui non sussisterebbe più nessun mistero dietro le cose, niente di nuovo da scoprire. Ma ai nostri giorni i limiti di questo potere sono evidenti ovunque, perché mano a mano che noi conosciamo ci rendiamo conto che dietro a ciò che ora possediamo si apre un altro mondo da comprendere. Allora, da dove ripartire perché questo potere abbia una possibilità di bene per l’uomo? Il fatto stesso che l’uomo possegga questo immenso potere è straordinario, è un mistero. Einstein affermava in uno dei suoi scritti che “la cosa più incomprensibile dell’universo è che esso si sia reso comprensibile!”. Il punto da cui ripartire, come ha genialmente intuito Einstein, è la coscienza del fatto che questa comprensibilità, come l’universo tutto, è data all’uomo. Il degrado al quale si è giunti, difatti, nasce dalla presunzione dell’uomo di arrogarsi questo potere, affermando che è lui stesso a darselo, che è lui stesso a darsi la realtà che studia. E ciò ha portato la scienza a non avere più criteri di giudizio, a sorpassare quei limiti che denotano lo snaturamento che essa ha subito recentemente. Questo incontro, proposto agli ultimi due anni del liceo, ha evidenziato un concetto di scienza a cui non si è più abituati nel mondo di oggi. È stato interessantissimo il riscoprire il fatto che la scienza, intesa in senso stretto, è un metodo di conoscenza, che nasce anch’esso da domande corradicate nel cuore dell’uomo, come per la letteratura e la filosofia. Ciò che dà unità allo spirito di ricerca dell’uomo, in tutti i campi, è proprio questa origine comune, questa curiosità per il dato reale propria di ognuno di noi. E questo è l’unica cosa che fa sì che il criterio di giudizio della scienza non sia più il progresso tecnologico, ma lo stupore di fronte a tutto ciò che non è nostro e di fronte all’incredibile capacità di comprenderlo nel suo ordine intrinseco. Stefano Facchini
News inserita il 1 marzo 2006.
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