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Incontro col poeta Davide Rondoni (Bocca di Magra, 26-28 settembre 2002)


E’ cosa piuttosto inusuale avere la possibilità di incontrare di persona un poeta con cui poter dialogare in un modo così libero e diretto, molto diverso da quanto si fa generalmente coi libri di testo.
Ed è bello accorgersi che chi scrive poesie non è necessariamente una persona fuori dal normale, solitaria e chiusa nei suoi pensieri come si può pensare, ma anzi lo è nel senso positivo del termine, perché diversamente dalle persone normali si rende conto molto di più di quanto gli sta attorno, guarda le cose con gli occhi di chi non vuole perdersi nulla, ma vedere ogni cosa per riesprimere ciò che nasce dal rapporto con essa.
Della lunga conversazione con Rondoni approfondiremo prima questo aspetto dell’attenzione alla realtà; poi quello dell’interpretazione della poesia, questione tanto discussa e molto vicina a noi studenti.

Riproporremo il più possibile fedelmente le parole del poeta, già molto chiare di per sé.
“La poesia ti fa accorgere di più della realtà. Per esempio, se ti innamori, è come se ti dicesse: sta attento, guarda che ti sei innamorato!
Nulla passa inosservato o scivola via, pensate: il colore degli occhi di chi ti sta accanto in questo momento…non lo vedi, non te ne accorgi neanche, ma c’è.
Leopardi è grande perché nel Canto notturno si è chiesto che fa l’aria in ciel, capite?! Che fa l’aria! E’ attento a tutto.
La vita sta succedendo, nonostante tutti i nostri pregiudizi e presentimenti, sta succedendo ora e magari non facciamo caso a una cosa che potrebbe essere la più importante.
La poesia e, più in generale, l’arte, sono prima di tutto attenzione a quello che c’è, non ai sogni. Tante volte ma non a ragione si pensa alla figura del poeta come sognatore, che vive tra fantasie e immaginazione, ma non è così. Il vero poeta non scrive mai per evadere dalla realtà ma sempre per entrarci, viverla più a fondo, capirne il senso”
.

Il tema dell’interpretazione della poesia è stato invece considerato in relazione alla domanda di un ragazzo di noi che si chiedeva il senso di un’interpretazione che, il più delle volte, è a posteriori, quasi apposta artificialmente al lavoro del poeta, lavoro mai ultimamente decifrabile.
Rondoni risponde in modo nuovo e inaspettato, cambiando il punto della questione.
Ancora una volta, per motivi di chiarezza ed immediatezza espositiva, ci rifacciamo alle parole del poeta.
“Bisogna intenderci innanzitutto su questo: lo scopo dell’interpretazione non è cercare di capire cosa pensava l’autore. La questione vera sei tu di fronte a quell’opera, è ciò che accade a te. E’ per questo che l’arte è un fatto profondamente umano.
Interpretare un testo non vuol dire definirlo, ma è come l’amicizia con qualcuno: di fronte all’ altro stai in un atteggiamento di scoperta del segreto che c’è in lui.
Da qui si capisce che un’interpretazione non può valere più di un'altra. Così paradossalmente quella fatta da mia nonna che non ha mai studiato e quella del mio professore universitario hanno lo stesso valore di verità, perché entrambe sono il massimo della sincerità nel dire cosa c’entrano quelle poesie con loro stessi.
Infatti il poeta quando scrive non si rivolge solo a certe persone, non parla per i laureati, ma si rivolge a tutti”
.

Precedentemente, nel discorso introduttivo, aveva anche detto: “La poesia non è una cosa che sta dentro ai libri, ma è ciò che accade tra te e chi l’ha scritta.
Il poeta vuole dire la cosa che in quel momento è la più importante della sua vita. Per questo motivo si può dire che la poesia aiuta ad essere liberi, non perché parla di grandi ideali e di libertà, ma perché fa sì che tu non sia più schiavo ma disposto ad incontrare un fatto nuovo, imprevisto”

News inserita il 30 ottobre 2002.

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