Nel mondo della comunicazione globale
Vivere le dimensioni del mondo I giovani e l’attualità Nel mondo della comunicazione globale Con Gianluigi Da Rold e Paolo Liguori “Le parole sono tenere cose, intrattabili e vive, ma fatte per l’uomo e non l’uomo per loro. Sentiamo tutti di vivere in un tempo in cui bisogna riportare le parole alla solida e nuda nettezza di quando l’uomo le creava per servirsene” (C. Pavese) Dopo l’incontro sulla mostra “una terra per l’uomo” e quello con Massimo Caprara sulle ideologie del ‘900, proseguono le iniziative del centro di aiuto allo studio “portofranco” di cui veniamo informati a scuola. Anche questa volta l’incontro è stato molto utile per conoscere e dialogare con persone da cui c’è veramente molto da imparare, non solo per l’esperienza e la professionalità, ma anche perché sanno offrire giudizi chiari sulla realtà, cosa oggi piuttosto rara anche tra gli adulti. Una occasione ancor più valida per noi studenti del liceo classico, a cui il tema della comunicazione è particolarmente caro. Riportiamo qui i passi salienti degli interventi dei due giornalisti. Paolo Liguori. Uno dei problemi a cui oggi voi dovete rendere conto è quello di un potere molto forte e influente, il potere del dover mostrare di essere, l’omologazione. Non parlo solo della omologazione delle mode, dei modi di vestire o anche di parlare, ma dell’omologazione che coinvolge il mondo dell’informazione (…) L’unico modo per difendersi da questo bagno di informazione superficiale è giudicare tutto. Ma come fare a giudicare? In base innanzitutto alla propria esperienza, al proprio gruppo di amici, alla famiglia e alla tradizione. Altrimenti si viene coinvolti in un circuito in cui ognuno deve essere sempre il più informato e al corrente di tutto per poter dire sempre qualcosa più dell’altro su ogni questione. Abbiamo un esempio chiarissimo di questo sul caso di Cogne, dove uno rischia veramente di essere avvelenato dalla quantità di “scorie di informazione” che sono sulla bocca di tutti perché altrimenti si è come tagliati fuori dai discorsi, e se non sai che la madre porta il 38 piuttosto che il 39 di scarpe allora ti senti quasi guardato male (…) Ma non dobbiamo entrare per omologazione nel giro di chi vuole essere il più informato e continua a parlare di cose inutili rispetto al giudizio e alla verità di quanto successo. E la verità è che un bambino è stato ucciso in un modo disumano che non deve esistere, e non importa se il colpevole sia sua madre o chi altro, a noi questo non deve importare, non spetta a noi, a noi è chiesto in primo luogo questo giudizio (…) E allora gli anticorpi più efficaci contro queste scorie, questi virus, sono la quantità e la qualità di giudizio che noi abbiamo sulla realtà che viviamo. Gianluigi Da Rold. Io vorrei, ragazzi, dirvi qualcosa di quello che ho imparato in tanti anni per sapere come rapportarvi a questo mondo dell’informazione e in un certo senso anche per mettervi in guardia da alcuni pericoli che comporta. Nel ‘900 innanzitutto non prevale l’informazione ma la disinformazione. E’ una disinformazione non casuale, ma programmata, cioè un’informazione al servizio del potere, prima di quello politico, poi sempre più di quello economico. Dopo la disinformazione programmata viene l’omologazione (pensate a quella prodotta dal mondo della pubblicità e del marketing) che è una variabile impazzita dello sviluppo della comunità democratica. E pensate come l’omologazione sia alimentata dalla globalizzazione, quell’insieme di processi produttivi che si coniugano con la velocità della comunicazione. (…) Di fronte al bombardamento di informazione la sfida da accettare è quella di ripensare a chi sono io, al senso della mia vita. Alcune domande: Cos’è più precisamente questo potere che regge il mondo dell’informazione? Liguori: è una buona domanda, ma la risposta non è così immediata. Il problema è che non è sempre facile dargli un volto preciso. Diceva bene Pasolini: “E’ un potere senza volto”. Ci sono anche alcuni film che si chiamano “Il quarto potere” o “il quinto potere”, riferendosi in quel caso alla televisione. Pensate proprio in questi giorni a quello che sta succedendo America Latina, in Venezuela il caso Chavèz o in Argentina… C’è un rapporto tra il miglioramento della comunicazione e il miglioramento della condizione sociale? Da Rold: c’è un nesso ma non così diretto. L’informazione determina certamente lo sviluppo, soprattutto di chi ne detiene i diritti, che di solito non sono i più poveri. Voi siete la generazione del pollice che arricchisce soprattutto i produttori di tecnologia . Al termine il relatore ha individuato due punti principali ricavati dall’incontro. Il primo è stato ben riassunto con una frase di L. Giussani: “Imparate a giudicare: è l’inizio della liberazione”. Il secondo è che per far questo da soli si è più deboli, occorre dunque un legame con chi aiuta a giudicare e a dire “io” con verità. Aggiungerei, per dirla con Kafka, l’uomo diventa libero solo attraverso i legami.
News inserita il 7 giugno 2002.
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